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INTERVISTA A MICHELE CECCHINI


 

INTERVISTA A MICHELE CECCHINI


 

Incontriamo Michele Cecchini in una delle sue presentazioni di "Per il bene che ti voglio”  edito dalla casa editrice Erasmo.

 

Il romanzo racconta di un emigrante garfagnino che negli anni '30 si trasferisce negli Stati Uniti per tentare la fortuna nel circuito dei teatri off-Broadway.

Sì, il protagonista è un maggiante che dalla Garfagnana si trasferisce a San Francisco alla ricerca del successo. Un'emigrazione anomala, perché non dettata da esigenze economiche ma artistiche. Ci tenevo a rifuggire dal cliché del povero emigrante con la valigia di cartone, su cui già tanto è stato detto e scritto. Tutto sommato, il protagonista del mio libro rivendica il diritto e la libertà di spostarsi, a prescindere dal tipo di esigenza.

 

Come è nata l'idea?

Come sempre avviene, da una serie di elementi, incluso quello autobiografico. Devo infatti alle peripezie familiari parte dell'ispirazione per la stesura. Mio nonno Umberto nel 1923 sbarcò a Ellis Island e fu uno di quelli che finì ‘a pala e piccone’. Nel corso del tempo, il ramo da parte di mio padre si è spostato quasi per intero a San Francisco, come del resto hanno fatto tanti altri ‘americani di Lucca’. Il libro è dedicato a loro, al loro coraggio e alla loro faccia tosta.

 

Negli Stati Uniti infatti ci sono alcuni personaggi che si affermano nel campo dell'imprenditoria. E' anche un invito a credere nelle proprie idee?

La trama mi ha permesso di tirare in ballo diversi personaggi realmente esistiti, in modo da offrire alcune suggestioni sul significato di appartenenza a una terra. Qui c'è di mezzo una terra di origine ormai perduta e una terra di arrivo non ancora 'conquistata'. La prima generazione dei nostri connazionali che emigrarono è destinata a rimanere a metà, in una sorta di limbo. Qualcuno seppe integrarsi subito, molti furono rispediti indietro, altri ancora seppero ricostruire il nucleo originario oltreoceano. Il mio personaggio è impegnato non nell'ambito dell'imprenditoria ma in quello artistico. Questo mi ha permesso di riflettere sul significato e sul valore di quello che oggi definiamo 'successo' e su cosa effettivamente esso si basi: la soddisfazione personale? Il riconoscimento da parte degli altri? La libertà di potersi esprimere come meglio crediamo?

 

Dopo essere finito a Hollywood come controfigura in un film di Charlie Chaplin, il protagonista fa rientro in Garfagnana, perché proviene da un paesino che giace sul fondo di un lago artificiale. Un riferimento a Vagli?

Sì, certamente. Trovo la vicenda del lago di Vagli molto poetica, evocativa, soprattutto funzionale a quel che racconto. Tra l'altro ho notato che molte persone non conoscono questa faccenda, che invece incuriosisce e merita di essere raccontata. Il mio personaggio quando rientra viene visto dai compaesani come un “mostro”, “mostro d'un ameri'ano”: ai loro occhi si è ormai contaminato con il mondo oltreoceano, per cui non gli è più possibile reintegrarsi, non può più recuperare le sue origini. Come dicevo prima, è destinato a una “terra di mezzo”: non più italiano, non ancora americano.

 

Alcune porzioni del romanzo sono scritte in una lingua particolare, che  definisci "italiese".

Sì, anche linguisticamente il protagonista si ritrova a metà, perché parla appunto 'italiese', quello strano e goffo miscuglio di italiano e inglese con cui si esprimevano gli emigrati di prima generazione negli Stati Uniti. Per farti qualche esempio, lui non dice “lavoro”, ma “giobbo” (da job), non “strada” ma “stritta” (street) e così via. In calce al romanzo ho messo un piccolo vocabolario 'italiese-italiano': in qualche modo la mia vuole essere anche un'operazione di salvaguardia di questo piccolo patrimonio, che ritengo molto poetico proprio perché racconta il disperato tentativo di integrarsi, di diventare a tutti i costi qualcos'altro quando ancora non se ne hanno i requisiti.

 

In copertina c’è un treno a carica, cosa significa?

La copertina è opera di Margherita Tramutoli, la grafica della casa editrice Erasmo. Il treno riconduce allo spostamento, alla ricerca di un altrove, la “Merica”, che allora era qualcosa di mitico, di favoloso. La carica sottende un ingranaggio, di cui il protagonista vuole disperatamente entrare a far parte, anche a rischio di rimanere stritolato.

 

Quali sono i prossimi appuntamenti?

Girerò l'Italia per tutta l'estate. Oltre alle librerie, vengo invitato dai centri studio, dai musei dell'emigrazione, dalle associazioni culturali. Questa è già di per sé una soddisfazione enorme. A breve sarò a Pescara, poi a Roma, in Garfagnana, a Genova... Sul mio sito ci sono luoghi e date. La cosa significativa è che, dopo ogni presentazione, si è sempre avvicinato qualcuno che mi ha detto di avere parenti lontani, di conservare qualche ricordo dell'italiese, di riconoscersi comunque in qualcosa cui il libro fa riferimento. Ecco, la ricostruzione storica era per me un pretesto per  parlare di uomini a metà, di terre di mezzo, di mutazioni e trasformazioni di carattere esistenziale.

 

www.michelececchini.it 

https://www.facebook.com/michelececchini 

Twitter: @michececchini