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 “LE PAROLE DA NON DIMENTICARE

In questi ultimi anni è evidente come sempre più spesso nel linguaggio comune si sono affermate parole proprie del campo dell’economia o dell’informatica. Così, ad esempio, l'alunno è diventato un “utente” del “servizio istruzione”. Ma possiamo accettare di uguagliare l'alunno all'utente? Nel termine utente possiamo comprendere quel mondo d'entusiasmo e d'inesperienza che sono propri di un giovane che ancora frequenta la scuola? Oggi, quando si descrive il rapporto tra opera d'arte e soggetto si utilizza la parola “fruizione”, ma la fruizione è uguale al godimento? La velocità a cui siamo abituati a vivere si riflette anche nell'uso di parole brevi. Ciò comporta non solo un' “emarginazione” di alcuni termini, ma anche uno svilimento dell'importanza della sonorità della parola. L'utilizzo di un limitato numero di termini nelle situazioni più varie della nostra vita riduce la nostra capacità di “sentire” la vita. Con “Le parole da non dimenticare” si vuole ridare voce alle parole dei poeti, dei narratori, dei filosofi, e di tutti quelli che testimoniano la necessità di mantenere viva l' humanitas che è insita in noi.