Caricando...

POESIA

 

Umberto Piersanti

Incontro con l’autore

03 giugno 1999  Presentazione di “Per tempi e luoghi

 La presente scelta antologica consente finalmente di apprezzare in modo organico la sorprendente compattezza e la qualità del lavoro poetico di Umberto Piersanti. In anni in cui i destini generali della nuova poesia italiana testimoniavano perlopiù di una disarmata diminuzione della figura umana, Piersanti ha puntato invece con fermezza sulla resistenza fiera ed energica del personaggio-uomo, giocando d’anticipo la carta, poi da altri ripresa e variata, del mito. Il rapporto fedele con un luogo- le Cesane- è il cardine di questa proposta d’integrità. E Piersanti è appunto il cantore, il bardo delle Cesane: luogo della natura e luogo antropologico, luogo di riconoscimenti possibili, ma anche di presenze impreviste, di percorrenze vitali e perturbanti, di ombre sfuggenti. Allo stesso modo- proprio come voleva Pascoli- la lingua può essere  insieme nuova e antica, precisa e profonda. Ma la poesia delle Cesane è prima di tutto lo spazio di una costante inquietudine conoscitiva, della vigilanza mai esausta di una coscienza che si muove tra radici e spaesamento, ritrovamento e perdita. E’ il luogo di una storia, dunque, e di una ferita. E in questo la storia dell’uomo delle Cesane non sarà diversa dall’avventura di ogni uomo.

A cura di Roberto Galaverni 

09 aprile  2000    Presentazione di “I luoghi persi”

Umberto Piersanti canta nei "Luoghi persi" le sue "Georgiche". Georgiche di natura familiare dove alcune figure lo costringono ad una netta e decisa correzione di rotta, per cui la natura viene sostituita dalla menoria e nella memoria compie una seconda operazione di metamorfosi così che gli umili oggetti della campagna assumono il rilievo e la responsabilità dei sentimenti. Questo ritorno alle origini, consacrato soprattutto alla memoria della nonna, avviene nella maniera più semplice o in un contesto che non si fa mai favola, ma è presenza, passione e carica vitale.

 06 marzo 2002   Presentazione di “Nel tempo che precede”

In questa nuova raccolta, la campagna marchigiana fa da sfondo a storie che mescolano reale e fantastico, figlie di un'oralità contadina venata di suggestioni della tradizione classica italiana. Un mondo evocato nella precisione di elementi ricorrenti (nomi di luoghi, piante e animali), percorso in tutte le sue diverse morfologie e recepito in tutti i suoi umori, si fa teatro di epifanie arcane. Creature magiche come streghe, folletti o lo sprovinglo interagiscono con un'umanità di contadini e pastori, figurazioni metaforiche dell'imprevedibilità e del mistero della vita. Nella seconda metà del libro il paesaggio si fa meno epico e più quotidiano; prendono rilievo le figure dei propri cari, e sopra tutte quella del figlio Jacopo, irraggiungibile nel suo «castello chiuso e separato». 

Note sull’autore

Nasce ad Urbino nel 1941. E’ una  delle figure  più importanti della letteratura  italiana contemporanea. La sua produzione letteraria è soprattutto poetica.

Nell'anno 2005 è stato  uno dei candidati al Premio Nobel per la Letteratura.

 Alcune delle sue opere più importanti:

Poesia:

Per tempi e luoghi”  (I quaderni del battello Ebbro,1999)

I luoghi persi (Einaudi,1994)

Nel tempo che precede (Einaudi,2002)

L’albero delle nebbie(Einaudi,2008).

Narrativa:

L'uomo delle Cesane(Camunia,1994)

L'estate dell'altro millennio (Marsilio, 2001),

Olimpo (Avagliano, 2006)

 

Paolo Ruffilli  

Incontro con l’autore

24 ottobre 2001   Presentazione di “La gioia e il lutto”

 La morte giovane ("lurida" nell’Aids) e il suo scandalo spingono a entrare senza remore dentro il tabù per eccellenza. Una poesia che immagina il percorso di un io morente, dagli ultimi giorni di vita fino al passaggio estremo, in uno scambio fitto di voci monologanti e dialoganti. Voci interne, mentali: di chi sta svanendo alla vita e di chi, attorno a lui (il padre, la madre, gli amici...), si sforza per sottrarlo all’evanescenza. Il "requiem" si trasforma impercettibilmente nel canto della vita e lascia percepire la gioia che paradossalmente riposa dentro il lutto. 

Note sull’autore

Nato a Rieti nel 1949. Poeta e saggista e traduttore. Ha ottenuto riconoscimenti quali l’"American Poetry Prize” e il premio Montale.

 Alcune delle sue opere più importanti:

Poesia

Piccola Colazione(Garzanti-1989)

Diario di Normandia(Amadeus-1990),

Camera Oscura(Garzanti-1992)

La gioia e il lutto (Marsilio-2001),

Le stanze del cielo (Marsilio-2008)

Saggistica:

Vita di Ippolito Nievo (Camunia, 1991)

Vita, amori e meraviglie del Signor Carlo Goldoni (Camunia, 1993). 

 

Antonella Anedda 

Incontro con l’autore

19 gennaio 2003  Presentazione di  “Notti di pace occidentale”  

In "Notti di pace occidentale" l'ispirazione privata viene a incontrarsi e ad arricchirsi con le più alte espressioni della poesia contemporanea - da Mandel'stam alla Cvetaeva, da Herbert a Celan.
La scrittura oscilla fra discorsività prosastica e vertigine visionaria. Il lavoro della sua parola ha come costante riferimento una realtà povera, paesaggi e oggetti del quotidiano che si impongono con esplicito debito nei confronti della pittura di Van Gogh e del cinema di Tarkovskij. La sofferenza umana, il senso del tragico, la meditazione sul tempo si articolano in una misura espressiva che si percepisce come radicata nell'esilio. Una continua e dolorosa torsione della memoria nella storia sanguinosa dell'Occidente (dal ricordo di Auschwitz alla guerra del Golfo, al conflitto in Bosnia e nel Kosovo) agisce quale filo conduttore di un libro che si interroga sui destini del nostro mondo, sulle possibilità di una voce di fronte alle minacce del silenzio.

Note sull’autore

Antonella Anedda (Anedda-Angioy) è nata a Roma. E’ autrice di opere poetiche e saggi.

Alcune delle sue opere più importanti:

Poesia:

Residenze invernali (Crocetti-1992)

Notti di pace occidentale(Donzelli-1999)

Il catalogo della gioia (Donzelli-2003),

Dal balcone del corpo(Mondadori-2008);

Saggistica sono:

Cosa sono gli anni (Fazi-1997),

La luce delle cose (Feltrinelli-2000)

Nomi distanti(Empiria-1998).

La parola Russia (Donzelli -2004).

 


Gianni D’Elia

Incontro con l’autore

29 febbraio 2004   Presentazione di“ Bassa Stagione”

Le terzine di Gianni D'Elia tracciano in questa raccolta un bilancio esistenziale e politico. È bassa stagione nel percorso dell'età che procede, con tutti i ricordi che affiorano, i rimpianti, le presenze diradate, ma anche gli affetti fortificati nel tempo. È bassissima stagione per le vicende pubbliche, per gli ideali collettivi dispersi nella svendita o nella menzogna. E così i versi di D'Elia prendono accenti leopardiani, di una malinconia severa e virile, che trova compartecipazione nei segni della natura: nuvole, venti, alberi, il popolo di creature che abita il mare. Tutti compagni di sventura, indizio di un eden che non ci è dato, di una meraviglia che non può essere vissuta. Fra irritazione civile e impossibile elegia, il poeta dipinge il ritratto di una generazione di uomini che pretendevano molto, da se stessi e dalla realtà, e si sono ritrovati a essere «gli abitatori del frattempo, | i creatori senza creature, | gli inquilini del nostro malcontento». 

Note sull’autore

E’ nato a Pesaro nel 1953. E’ poeta, scrittore e critico letterario italiano. Tra il 2005 e il 2006 ha pubblicato due saggi dedicati all’opera di Pier Paolo Pasolini e alle indagini sul suo omicidio  dando vita ad un intenso dibattito sulla stampa nazionale.

Alcune delle sue opere più importanti:

Poesia:

Notte privata (Einaudi 1993)

Congedo dalla vecchia Olivetti (Einaudi 1996)

Sulla riva dell’epoca (Einaudi-2000)

Bassa stagione (Einaudi 2003)

Trovatori (Einaudi-2007),

Trentennio. Versi scelti e inediti 1977-2007 (Einaudi-2010)

Saggistica:

L’ eresia di Pasolini (Effige,2005)

Il Petrolio delle stragi(Effige,2006)

 


Alba Donati

Incontro con l’autore

24 ottobre 2004 Presentazione di  Non in mio nome”   

Un ricco e struggente poemetto con il tema dell'innocenza e della storia. La storia di due bambini e del loro comune destino, le vicende di un Paese che muta la propria identità, offrono la materia di una voce poetica esposta sui drammi e sulle sorprese dell'esistenza personale e collettiva. Una voce personalissima e corale, un modo intenso e partecipe per entrare con la poesia nella viva vicenda dell'epoca. 

Note sull’autore

E’ nata a Lucca. Oltre al libro di poesie che l'ha subito resa nota e riconosciuta dalla critica e da un gran numero di lettori (La repubblica contadina, City Lights 1998),  ha pubblicato su diverse riviste e sulle migliori antologie di poesia italiana contemporanea.  Ha al suo attivo numerosi saggi e interventi sulla poesia e sull'arte.  Ha vinto numerosi premi tra cui Premio Mondello “Opera Prima” 1998, Premio Sibilla Aleramo 1999, Premio Città dell’Aquila, Premio Diego Valeri nel 2004

Alcune delle sue opere più importanti:

Poesia:

Ballata della repubblica contadina (Lietocollelibri, 1994)

La repubblica contadina (City Lights Italia, 1997) e

Non in mio nome (Marietti, 2004)

Saggistica:

Libri e autori del secondo Novecento (Le Lettere, 1999),

Poeti e scrittori contro la pena di morte (Le lettere, 2001),

Il Dizionario della libertà (con Paolo Fabrizio Iacuzzi;Passigli 2002)

   


Daniele Piccini

Incontro con l’autore

20 marzo 2005  Presentazione di  “La terra dei voti”    

La poesia di Daniele Piccini cresce in bilico tra il richiamo suadente della morte, il desiderio di ricongiungersi alle cose e l’assenso alla vita che riconferma una “spenta mania”. La valle e le colline di san Sepolcro dove il poeta vive, sono una terra di assenza: trascorsa la giovinezza temuta e rimpianta, caduta l’illusione dell’amore e della costruzione del proprio nido, le primavere continuano a tornare dolorose e la catena dei giorni a ripetersi, mentre la presenza cara della morte non lo abbandona e incalza i suoi segni, nell’ “aria più cava di un altr’anno”, nel soffio che percorre i campi di grano e di girasoli. Essere consapevoli di abitare una Terra dei voti significa riconoscersi “viandante”, accettare un destino di disaffezione e di abbandono. “ Non impazzire è adesso/ il nostro compito davanti al nulla”, scrive Piccini ricordando Rilke delle Elegie duinesi e dei Sonetti a Orfeo. Parlare vuol dire prima di tutto vertere lo sguardo all’indietro, nelle regioni interiori, sconosciute come la valle buia in cui abbiamo sempre abitato; che poi, quello che si trova dentro di sé stessi sia Dio, o il segno della sua mancanza, e che ogni interrogarsi divenga, se svolto fino in fondo, una conversione del proprio cammino, l’autore di Terra dei voti lo sa bene.

A cura di Franca Mancinelli

Note sull’autore

 

E’ nato a Città di Castello nel 1972. E’ critico letterario e poeta. Come critico collabora a Poesia, Letture, Famiglia Cristiana

Alcune delle sue opere più importanti:

Poesia:

Terra dei voti (Crocetti,2003)

Canzoniere scritto solo per amore (Jaca book,2005)

Altra stagione(Aragno editore,2006)

Saggistica:

Un amico del Petrarca: Sennuccio del Bene e le sue rime (Antenore- 2004)

Con rigore e passione: viaggio fra le letture del nostro tempo (I Quaderni del Battello Ebbro, 2001)

La poesia italiana dal 1960 a oggi(Rizzoli,2005)

Le poesie che hanno cambiato il mondo( Rizzoli, 2007).

 

Franco Loi

Incontro con l’autore

 23 ottobre 2005  Presentazione di “ Isman”

La semplicità di un viversi in tutti i propri contrasti, l'accettazione, mai passiva ma consapevole, di tutto il positivo e il negativo dentro e fuori di noi. Questi nuovi testi si calano nelle pieghe e nei movimenti di una umoralità densa e terrena, che trova forma negli scorci cittadini, nel variare stagionale di cieli, aria, colori e paesaggi, nel dialogo fra passato e presente, nelle figure che prendono rilievo sulla pagina. Voce singola e riconoscibile, ma portatrice di una coralità dispersa, sbriciolata, spesso emarginata, quella del poeta si modula attraverso una scala di tonalità: dall'invettiva, sempre bilanciata da un sapido humour, ad aperture liriche e confidenziali. In un percorso che comprende considerazioni sulla scrittura e l'essere poeta, sul mutare della percezione di sé attraverso il tempo, sull'intuita presenza di Dio, silenzioso interlocutore.

Note sull’autore

Nato a Genova nel  1930 vive a Milano. Le sue poesie sono scritte in  dialetto milanese. Il suo linguaggio poetico è caratterizzato dalla presenza di gerghi, idioletti e altri elementi  linguistici di varia natura legati soprattutto al mondo contadino e del proletariato.

Alcune delle  sue opere più importanti:

Poesia

I cart (Edizioni Trentadue,1973)

Poesie d’amore (Edizioni Il Ponte,1974)

Stròlegh (Einaudi,1975)

Teater (Einaudi,1978)

L'Angel (Edizioni San Marco dei Giustiniani,1981)

Bach (Scheiwiller, 1986)

Liber (Garzanti, 1981)

Memoria ( Boetti &C.,1991)

L'aria de la memoria  (Einaudi,2005)

Isman (Einaudi,2001)

Da bambino il cielo. Autobiografia. (Garzanti,2010)


Marco Ferri

Incontro con l’autore

22 gennaio 2006  Presentazione di  Dove guardi” 

Si susseguono qui le inquadrature sottili da fotoreporter della vita interiore, vibra  il discorso sull'uomo ridotto a cosa sognante: "il respiro dell'hardware", il televisore che brucia sul terrazzo, i neon delle compresse famiglie. Ma al contempo la scena è battuta da un vento di altri mondi, quasi da una metafisica pioggia di cristalli, in un'apocalisse tuttavia trasparente, per cui la vita sembra continuare com'era prima. Il poeta sa bene che non può essere così e la scruta ansioso e attento giacché: "Forse l'esistenza è più avanti / di chi la pensa", e si può captare meglio guardandola, fin dove il coraggio arriva. 

Enrico Capodaglio 

Note sull’autore

Nato a Fano nel 1950.E’ stato direttore della biblioteca “Federiciana” di Fano

Alcune delle  sue opere più importanti:

Poesia

Prove e variazioni (Pesaro, Fortuna, 1986),

L’apparenza necessaria (Pesaro, Flaminia, 1990),

Nero il bianco (Grottammare, Stamperia dell’arancio, 1994)

Fuori posto (Fano, Lacerqua, 1996).

Dove guardi (peQuod,2001)

Non esistono prodotti in questa categoria